Missione senegal: giorno 3

L’alba a Dakar è salutata ogni giorno con il richiamo dell’Imam per i fedeli al primo momento di preghiera del giorno.

Ne sento la litania dalla camera dell’albergo come un canto ripetitivo in lontananza.

Così iniziano e così finiscono le giornate per milioni di senegalesi.

Ma la cosa più sorprendente è che in questa città e in questo Paese convivono pacificamente diverse religioni, con prevalenza di musulmani e una corposa comunità cattolica. 

Dopo aver fatto colazione – senza dimenticare la frutta! – e aver fatto due chiacchiere con un ragazzo senegalese che vive da dieci anni in Italia e che ormai parla con accento milanese, ci avviamo verso la Scuola, punto di partenza per questa nuova giornata. 

L’Ospedale che visiteremo è un ospedale militare, ma qui gli ospedali militari in realtà assistono tutti i cittadini, non sono riservati come in Italia quasi esclusivamente ai militari stessi.

Si trova al centro di Dakar che è totalmente diverso dal quartiere della scuola.

Le case sono diverse, alcune estremamente lussuose, le strade asfaltate prendono il posto delle sterrate, spariscono gradatamente quelle strane aggregazioni di persone lungo le strade che vendono, lavorano, dormono o semplicemente bivaccano.

C’è più ordine, non è infrequente incontrare polizia o carabinieri.

Qui sono concentrati tutti gli edifici istituzionali importanti, la sede del Governo, le ambasciate dei Paesi più importanti del mondo, i Ministeri.

Qui abitano le persone più influenti e ricche di tutto il Paese.  

Si respira decisamente un’aria diversa e si percepisce ancora di più la disuguaglianza sociale che affligge questo luogo del mondo. 

L’Ospedale che visitiamo è strutturato a padiglioni, come molti dei più grandi Ospedali d’Italia.

Non da l’idea di essere un luogo moderno e dotato di tecnologie all’avanguardia, molti padiglioni sono in ristrutturazione, molti altri sono edifici fatiscenti.

Stride con la Dakar patinata appena descritta; eppure in Senegal l’assistenza sanitaria non è gratuita e a disposizione di tutti i cittadini come in Italia, ma a pagamento diretto o attraverso una assicurazione legata a volte al tipo di lavoro che si svolge. 

L’incontro con il Responsabile della formazione è stato molto interessante: ne è emerso uno spaccato per alcuni aspetti decisamente all’avanguardia.

Ad esempio la formazione continua pur non essendo obbligatoria come in Italia, è richiesta dal personale sanitario stesso, secondo il proprio bisogno formativo e di aggiornamento e organizzata centralmente dal Servizio sanitario nazionale. Gli organici nei reparti non sono stabiliti a priori, ma variabili sulla base dei bisogni dei ricoverati.

L’infermiere è la figura centrale dell’assistenza e governa una equipe nella quale ci sono assistenti infermieri, operatori socio sanitari e personale ausiliario.  

Ma la cosa più sorprendente in assoluto è che il Responsabile della formazione di infermieri e medici è un infermiere. Un ruolo centrale di livello nazionale e così rilevante, affidato ad un infermiere! 

Lasciamo l’ospedale militare con la conferma delle profonde contraddizioni di questo Paese, ma con la certezza che ci sarebbe molto da imparare in questo Paese che potrebbe migliorare l’assistenza in Italia e cambiare alcuni paradigmi che a noi sembrano insuperabili.