Missione Senegal: l'arrivo

Una giornata così lunga non la ricordavo da tanto tempo.

In realtà la sensazione è che non sia passata una sola giornata ma un tempo indefinito, certamente lungo. 

Dakar non è una città accogliente, non ti trasmette sicurezza, anzi, intimidisce con quel suo traffico caotico che ti fa sentire in ogni momento in pericolo.

Oggi pomeriggio io e Maria Pia l’abbiamo attraversata di nuovo, passando da una strada asfaltata alle strade interne dei quartieri tutte sterrate, piene di buche e pozze d’acqua, in cui tutto si fonde in un turbinio di colori, odori, anche sgradevoli, persone, cose.

Non si riesce sempre a capire cosa fanno le centinaia di persone che si riversano sulle strade.

Sono ai bordi, molti senza una apparente finalità, semplicemente stanno lì, sono parte del tutto.

Ma oggi tutto quel caos aveva un sapore diverso perché quando Mamadou ci è venuto a prendere sotto l’albergo, aprendo lo sportello della sua macchina è apparsa lei: una bimbetta di nemmeno tre anni con due occhi neri profondi e grandissimi.

Le ho teso le braccia e subito ha teso le sue, ed allora ho fatto una cosa che in Italia non avrei fatto mai: mi sono seduta con lei in braccio sul sedile davanti della macchina di Mamadou, senza nemmeno allacciare la cintura di sicurezza.

Quel gesto, spontaneo, che mi ha fatto tanto pensare e che mi ha anche tenuto in tensione per tutto il viaggio, non poteva essere evitato né fatto diversamente.

Siamo in un mondo diverso, con regole diverse e non è possibile nemmeno provare a suggerire altro, nemmeno quando hai la certezza che sarebbe la cosa più giusta da fare. 

Con quella bimbetta in braccio, tuffate di nuovo dentro quel mondo confuso e colorato, tra cavalli, capre, montoni e piscinette di plastica vendute nel bel mezzo di un incrocio, abbiamo attraversato nuovamente uno spaccato di questa città.

Direzione casa di Mamadou, dove la bellissima e gentilissima moglie ci aspettava per farci assaggiare il piatto nazionale senegalese a base di riso, pesce, verdure e spezie. 

È stata una esperienza bellissima e vera sotto tutti i punti di vista.

Il piatto era buonissimo, forse uno dei piatti più buoni che abbia mai mangiato, offertoci con un senso dell’accoglienza e con una semplicità che mi hanno quasi commosso.

Un momento che non potrò mai dimenticare e che ha dato un ulteriore senso al nostro essere qui. 

Mariaflora