Di Mariaflora Succu

Negli anni il concetto di RSA è stato associato, per certi versi a buon diritto, ad una casa comune, nella quale le persone, prevalentemente anziane, non più in grado di accudire sé stesse e senza un contesto familiare in grado di farlo, potevano trovare la risposta ai loro bisogni di cura e, contestualmente, anche la risposta ad eventuali bisogni di salute più specifici.

La parte sanitaria, seppure ricompresa, è sempre stata considerata un corollario.

Su questo principio fondamentale, di RSA come casa e non di RSA come luogo di prevenzione e cura, che si basa tutta la normativa nazionale e regionale che stabilisce i criteri strutturali ed organizzativi delle RSA.

Nella Regione Toscana, al pari di altre Regioni, la figura dell’infermiere è prevista ma gli standard sono molto bassi: non c’è obbligo di presenza in determinate fasce orarie, per cui in molte RSA l’infermiere di notte non è previsto, non è prevista la figura del Coordinatore infermieristico, il ruolo di Direttore di RSA può essere affidato ad un laureato con comprovata esperienza nella gestione del personale.

Conseguentemente, nella stragrande maggioranza delle RSA ci sono infermieri, in misura residuale, presenti solo in determinate face orarie del giorno, spesso coordinati da personale non sanitario, e con Direttori laureati in psicologia, sociologia, o altre materie umanistiche. 

Tuttavia un fenomeno al quale si è assistito negli ultimi anni, ha visto un cambiamento sostanziale nella tipologia di ospite delle RSA: si è abbassata l’età media per l’ingresso in struttura di persone non anziane, ma affette da patologie invalidanti e ad alta complessità assistenziale, come le SLA, esiti di patologie neurologiche importanti, patologie psichiatriche. In altre parole è di fatto aumentato il bisogno sanitario. 

In questo contesto la presenza di personale infermieristico nelle 24 ore, di un coordinatore infermieristico e di una Direzione infermieristica, può fare la differenza in termini qualitativi e in termini di risposta al mix di bisogni espressi dagli ospiti.

La pandemia ha reso ancora più evidente questa necessità: gli atti preventivi per prevenire l’ingresso del covid nelle strutture e gli atti contenitivi dello stesso, in caso di ingresso, prevedono un mix di conoscenze sanitarie di base e specifiche. Conoscenze che fanno parte della formazione del personale infermieristico.

Ecco dove si sostanzia la differenza tra una struttura “normale” ed una struttura a gestione e direzione infermieristica. 

Pur nella drammaticità della situazione “ingresso del covid” nella RSA l’Uliveto la creazione di una bolla è stata immediata e rispettosa degli standard, senza necessità, come avvenuto in altre realtà, dell’intervento dell’Ausl con i suoi tecnici. 

Una bolla è un luogo fisicamente chiuso e separato dal resto della struttura, in cui sono definiti, chiari e separati i percorsi c.d. puliti e sporchi, di ingresso e uscita di persone e materiali. Dentro la bolla gli ospiti, tutti positivi, sono liberi di muoversi, mentre il personale che entra ed esce lo fa seguendo un rigido protocollo di comportamento e solo “vestito” secondo le procedure nazionali.

L’attenzione agli aspetti che sappiamo essere critici per eventuale contagio degli operatori deve essere maniacale; uno di questi è certamente la svestizione per la quale deve essere fatta formazione, devono essere stabiliti i percorsi senza possibilità di deroga e con il posizionamento strategico di tutto ciò che è necessario in modo da incanalare l’operatore eventualmente “distratto” nella giusta direzione.

Supervisione e controllo da parte di personale esperto sono elementi fondamentali, così come fondamentale è l’addestramento, in modo che ognuno interiorizzi il gesto corretto e non ci sia possibilità, anche se soprappensiero, di fare gesti scorretti secondo lo stesso meccanismo di apprendimento che ci permette di guidare una autovettura dal punto A al punto B senza prestare alcuna particolare attenzione ad ogni singolo gesto di guida perché appannaggio del sistema extrapiramidale e quindi “automatizzato”.

Gli stessi cardini che sono alla base della formazione con simulatori o realtà aumentata.

Chi, se non un sanitario e nel caso di specie un infermiere opportunamente formato, può essere il regista di questo?