Almarei: altri 6 anni in carcere

Il servizio negli istituti penitenziari: una delle sfide più difficili dell’infermieristica oggi.


Il 28 luglio, l ‘ATI composta da Cooperativa Libera (capofila), Studio Auxilium,  Auxilium STP e So.Ge.Si, si è aggiudicata la gara per l’erogazione del servizio infermieristico e di supporto negli istituti penitenziari dell’AUSL Toscana Centro.


Gli istituti penitenziari oggetto dell’aggiudicazione sono:
a Firenze: la Casa Circondariale di Sollicciano, l’Istituto Mario Gozzini e l’Istituto per minori Meucci;
a Prato: la Casa Circondariale La Dogaia;
a Pistoia, la Casa Circondariale Santa Caterina.

Questa vittoria conferma un servizio gestito da alcune componenti dell’ATI in continuità dal 2011, rappresentando una delle sfide più difficili dell’infermieristica di oggi.


Perchè?

Il ruolo dell’infermiere nell’istituto penitenziario, spesso non riconosciuto e adeguatamente messo in evidenza, è invece particolarmente delicato e critico. Necessita, infatti, di competenze specifiche, tra cui quelle relazionali, non agite in altri contesti.

Il detenuto è portatore di istanze che non esistono in altre realtà di cura; di conseguenza, tutto l’impianto assistenziale è orientato alla soddisfazione dei bisogni di salute tipici della persona ristretta. 


Non si può quindi prescindere dall’acquisizione di competenze specifiche che sono meritevoli di un percorso formativo ad hoc e che oggi sono, invece, acquisite prevalentemente sul campo. 

Riconoscere la particolarità degli infermieri e degli operatori in carcere, implica anche, ma non solo,  la valorizzazione economica.

La Cooperativa Libera, insieme alle componenti dell’ATI, nella partecipazione alla gara, ha fatto una scelta precisa: ribassare pochissimo rispetto alla base d’asta per poter remunerare gli infermieri e gli operatori degli Istituti Penitenziari ricomprendendo un’indennità specifica dedicata al settore.

Una scelta che ha innalzato moltissimo il rischio di perdere la gara. 

Quali sono le difficoltà in questo ambito professionale?

Nelle carceri, le difficoltà sono molteplici e di diversa natura,  essendo un lavoro incardinato in una realtà, quella dell’Amministrazione Penitenziaria, che si occupa di sicurezza e non di sanità, quindi con obiettivi completamente diversi da quelli di cura; oggi si aggiunge anche la gravissima carenza di personale infermieristico, diffusa in tutto il paese. 

Perché questa vittoria vi rende orgogliosi?

Questa vittoria ci rende orgogliosi perché dimostra il nostro coraggio e la nostra tenacia, in quanto abbiamo scelto di continuare a gestire una realtà difficile in un momento storico particolarmente critico.
Da adesso in poi, vogliamo consolidare quanto fatto fino ad oggi e ricostruire il settore dell’infermieristica penitenziaria, fortemente messo in crisi dalla pandemia e da altri fattori.


La più grande vittoria, per noi, è avere la possibilità di valorizzare l’impegno degli infermieri e degli operatori socio sanitari, anche, ma non solo, economicamente.

Vogliamo dare risalto al grande lavoro che fanno questi operatori, la cui utilità sociale è spesso dimenticata o misconosciuta. 

Il lavoro in carcere, con le sue particolarità, o lo si ama o lo si odia, non può e non deve essere un ripiego, ma una scelta consapevole e sostenuta dall’organizzazione lavorativa e professionale nel suo complesso. 

Se questo mondo ti incuriosisce, ascolta l’intervista di Chiara, coordinatrice infermieristica in due istituti penitenziari. 

Se vuoi sapere di più dell’esperienza negli Istituti di Pena, scrivici a: info@liberacoop.it